Pubblicato alla fine del 2005, il libro di racconti Con voce minima di Gianna Dallemulle Ausenak e' il sesto volume della collana Altre lettere italiane della casa editrice EDIT di Fiume. Dedicata agli autori italiani dell'Istria e di Fiume, la collana e' nata con il lodevole intento di "diffondere le opere di una letteratura italiana che nella sua alterita', nella sua diversita' italo-istriana e italo-fiumana rimane pur sempre letteratura italiana". Dopo il libro Cucai e gabbiani (1997), il corpus narrativo di Gianna Dallemulle Ausenak si amplia con l'opera Con voce minima, che in 218 pagine raccoglie quattordici racconti, due dei quali scritti in dialetto, I cugini de Trieste e Un pensier tira l'altro... L'elegante veste grafica del volume si deve al buon gusto di Daria Vlahov Horvat, l'art director della casa editrice fiumana, che ha scelto per la copertina un particolare del dipinto Barche al tramonto (1974) dell'artista polesano Umberto Matteoni. Nella Premessa Gianna Dallemulle Ausenak scrive: "Scritte in epoche diverse, queste piccole storie in gran parte basano su ricordi, su schegge di memoria che il fruscio del tempo non cessa di portare permettendo cosi' di reificare un mondo scomparso o un divenire che si e' interrotto". L'autrice informa il lettore che le pagine del libro riportano un "[...] piccolo amarcord privato, tuttavia amalgamato al reticolo del collettivo, fatto di sostanza, di spirito, eco di tante possibili voci che generano nell'anima sentimenti ed emozioni. Un'eredita' meravigliosa della quale siamo tutti intessuti e che pur aprendo e suturando antiche ferite, si rende indispensabile all'esistenza stessa. Perché senza radici, la pianta non sta in piedi". La memoria, dunque, il meccanismo del suo recupero e l'esigenza di raccontare e raccontarsi, perché "raccontare e' essere", sono il detonatore interno che innesca nella Dallemulle Ausenak l'urgenza di scrivere per narrare di un mondo al quale per vissuto personale e sensibilita' sente d'appartenere, quello della citta' natia. La frase "Fare memoria e' continuare ad essere", tratta dal racconto incipitario Questione di ombre, ci viene in soccorso e ci permette di stabilire che per l'autrice polesana la memoria e' un viaggio, e la scrittura e' a sua volta un viaggio nella memoria, che quando sopraggiunge e' importante saperla ascoltare. Ricordare, pero', non significa rievocare vittimisticamente il tempo perduto, ma prendere posizione nei confronti del presente, perché, rammenta l'autrice, "la geografia della memoria che muove ed entra in noi, non converge nella commemorazione del tempo perduto, ma piuttosto nella sua ri-conferma, nella sua ri-costruzione". Partendo da queste convinzioni, la Dallemulle Ausenak ha avviato il registro di una scrittura sincera che esterna una luminosa sensibilita', una scrittura che non culla né blandisce le cose, non sommerge personaggi e oggetti nella sola incisione della memoria, ma cerca con vigore di stabilire una ben incardinata considerazione della nostra realta' contemporanea. |